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L'efficacia della dichiarazione di recesso e la perdita dello status socii /

by Vasta, Carla [aut]; Di Cataldo, Vincenzo [ths]; Macrì, Enrico [opn].
Material type: materialTypeLabelBookPublisher: Catania : Scuola Superiore di Catania, 2015Description: 75 p. ; 24 cm.Subject(s): Civil law -- ItalyOnline resources: Abstract
Contents:
Il recesso nell'evoluzione normatica dal codice del 1942 alla riforma del 2003. La (ri)nascita di un istituto -- Essere (ancora) o non essere (più) socio : questo il dilemma irrisolto per il recedente -- I diritti riconoscibili al recedente: una ricostruzione casistica -- Osservazioni conclusive -- Bibliografia.
Dissertation note: Tesi di diploma (corsi di laurea a ciclo unico) per la Classe delle Lettere e delle Scienze Sociali Diploma (corsi di laurea a ciclo unico) Scuola Superiore di Catania, Catania, Italy 2015 A.A. 2014/2015 Abstract: La tesi prende in esame, nell’ambito del diritto societario, la disciplina del recesso del socio da società per azioni ed in particolare il tema della efficacia della dichiarazione di recesso e la perdita dello status socii. La riforma delle società di capitali attuata dal d.lgs n. 6/2003 ha modificato in modo rilevante l’istituto del recesso, assegnando alla fattispecie una nuova vitalità. Nel sistema originario del codice civile del 1942 il legislatore aveva delineato la figura del recesso del socio di società di capitali quale strumento eccezionale, preoccupandosi di definirne più i limiti che le potenzialità. A causa dell’efficacia disgregatrice ed esiziale per l'organizzazione d’impresa, la direttrice utilizzata fu quella della marginalizzazione della fattispecie. Solo ad inizio del nuovo millennio il legislatore ha voluto attribuire a questo istituto un ruolo più incisivo, a partire dallo spazio riservato nell’impianto codicistico di sei articoli, in sostituzione dell’unico originario, così da poter parlare di (ri)nascita di una fattispecie lasciata fino ad allora in uno stato embrionale, annientata nelle sue potenzialità di tutela del socio. Alla tradizionale funzione legata all’interesse dell’azionista a sciogliere il vincolo societario per dissenso verso le scelte della maggioranza, se ne è affiancata un’altra che, in linea con l’obiettivo perseguito dalla riforma di rendere le società collettori di capitali più attraenti, consente al socio di disinvestire agilmente la propria partecipazione. Il recesso legittimamente esercitato offre uno strumento utile a fini di negoziazione endosocietaria, non più solo meccanismo di difesa del socio di minoranza avverso le decisioni assunte dalla maggioranza in grado di alterare sensibilmente le condizioni di rischio dell’investimento, ma anche mezzo di rinegoziazione del programma societario. Nonostante i meriti riconosciuti alla riforma di aver fornito all’autonomia privata un istituto del recesso riformato ed ampliato, a più di dieci anni dall’entrata in vigore delle modifiche societarie, permangono ancora punti oscuri che determinano dubbi nell’applicazione di un istituto che ha ormai assunto un ruolo centrale negli equilibri sociali. Incerti continuano ad essere i tempi ed, in particolare, perdura l’interrogativo sul momento di efficacia del recesso in termini di definitiva perdita da parte del recedente della sua qualità di socio ed insieme dei connessi diritti sociali, differenti da quello residuo al rimborso. Tenuto conto dell’articolato (e spesso non breve) iter che separa l'istante della ricezione della dichiarazione di exit del socio da parte della società, da quello dell'effettivo versamento del valore di liquidazione della partecipazione, l'individuazione dell’istante in cui possa dirsi cessato il rapporto sociale ha centrale importanza per la certezza dei rapporti giuridici. È proprio su questo limbo temporale che la tesi concentra l’attenzione, al fine di comprendere se e fino a quando il socio recedente possa considerarsi ancora tale o sia per lui prospettabile un depotenziamento delle prerogative partecipative. Si tratta di un problema di rilievo, in quanto ciascuna differente soluzione ha ricadute diverse sull’agere della società e sulla certezza dei rapporti giuridici. Lo studio condotto analizza lo status socii a partire dai principali diritti, amministrativi e patrimoniali di cui l’azionista dispone, quali il diritto di voto, il potere di impugnare le delibere assembleari, di esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, il diritto d’opzione. Ciascuno di essi tutela interessi differenti e, con riguardo al socio uscente, si analizza se essi sopravvivano nelle more del procedimento di recesso o se la dichiarata volontà di non far parte più del sodalizio sociale faccia venir meno la ragione giustificatrice del diritto. La prospettiva adottata è stata quella di ricercare un delicato equilibrio tra posizioni contrapposte, della società e dell’azionista uscente, valorizzando il "multiforme ingegno" del recesso, oggi strumento sia di voice che di exit.
List(s) this item appears in: Tesi di Laurea, Diploma, Dottorato, Master
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Sala B : Armadio Tesi THS_2015 346.45 V341 (Browse shelf) 1 Available
Sala B : Armadio Tesi THS_2015 346.45 V341 (Browse shelf) 2 Available

Tesi di diploma (corsi di laurea a ciclo unico) per la Classe delle Lettere e delle Scienze Sociali Diploma (corsi di laurea a ciclo unico) Scuola Superiore di Catania, Catania, Italy 2015 A.A. 2014/2015

Includes bibliographical references (p. 63-75).

Il recesso nell'evoluzione normatica dal codice del 1942 alla riforma del 2003. La (ri)nascita di un istituto -- Essere (ancora) o non essere (più) socio : questo il dilemma irrisolto per il recedente -- I diritti riconoscibili al recedente: una ricostruzione casistica -- Osservazioni conclusive -- Bibliografia.

Tesi discussa il 14/12/2015.

La tesi prende in esame, nell’ambito del diritto societario, la disciplina del recesso del socio da società per azioni ed in particolare il tema della efficacia della dichiarazione di recesso e la perdita dello status socii. La riforma delle società di capitali attuata dal d.lgs n. 6/2003 ha modificato in modo rilevante l’istituto del recesso, assegnando alla fattispecie una nuova vitalità. Nel sistema originario del codice civile del 1942 il legislatore aveva delineato la figura del recesso del socio di società di capitali quale strumento eccezionale, preoccupandosi di definirne più i limiti che le potenzialità. A causa dell’efficacia disgregatrice ed esiziale per l'organizzazione d’impresa, la direttrice utilizzata fu quella della marginalizzazione della fattispecie. Solo ad inizio del nuovo millennio il legislatore ha voluto attribuire a questo istituto un ruolo più incisivo, a partire dallo spazio riservato nell’impianto codicistico di sei articoli, in sostituzione dell’unico originario, così da poter parlare di (ri)nascita di una fattispecie lasciata fino ad allora in uno stato embrionale, annientata nelle sue potenzialità di tutela del socio. Alla tradizionale funzione legata all’interesse dell’azionista a sciogliere il vincolo societario per dissenso verso le scelte della maggioranza, se ne è affiancata un’altra che, in linea con l’obiettivo perseguito dalla riforma di rendere le società collettori di capitali più attraenti, consente al socio di disinvestire agilmente la propria partecipazione. Il recesso legittimamente esercitato offre uno strumento utile a fini di negoziazione endosocietaria, non più solo meccanismo di difesa del socio di minoranza avverso le decisioni assunte dalla maggioranza in grado di alterare sensibilmente le condizioni di rischio dell’investimento, ma anche mezzo di rinegoziazione del programma societario. Nonostante i meriti riconosciuti alla riforma di aver fornito all’autonomia privata un istituto del recesso riformato ed ampliato, a più di dieci anni dall’entrata in vigore delle modifiche societarie, permangono ancora punti oscuri che determinano dubbi nell’applicazione di un istituto che ha ormai assunto un ruolo centrale negli equilibri sociali. Incerti continuano ad essere i tempi ed, in particolare, perdura l’interrogativo sul momento di efficacia del recesso in termini di definitiva perdita da parte del recedente della sua qualità di socio ed insieme dei connessi diritti sociali, differenti da quello residuo al rimborso. Tenuto conto dell’articolato (e spesso non breve) iter che separa l'istante della ricezione della dichiarazione di exit del socio da parte della società, da quello dell'effettivo versamento del valore di liquidazione della partecipazione, l'individuazione dell’istante in cui possa dirsi cessato il rapporto sociale ha centrale importanza per la certezza dei rapporti giuridici. È proprio su questo limbo temporale che la tesi concentra l’attenzione, al fine di comprendere se e fino a quando il socio recedente possa considerarsi ancora tale o sia per lui prospettabile un depotenziamento delle prerogative partecipative. Si tratta di un problema di rilievo, in quanto ciascuna differente soluzione ha ricadute diverse sull’agere della società e sulla certezza dei rapporti giuridici. Lo studio condotto analizza lo status socii a partire dai principali diritti, amministrativi e patrimoniali di cui l’azionista dispone, quali il diritto di voto, il potere di impugnare le delibere assembleari, di esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, il diritto d’opzione. Ciascuno di essi tutela interessi differenti e, con riguardo al socio uscente, si analizza se essi sopravvivano nelle more del procedimento di recesso o se la dichiarata volontà di non far parte più del sodalizio sociale faccia venir meno la ragione giustificatrice del diritto. La prospettiva adottata è stata quella di ricercare un delicato equilibrio tra posizioni contrapposte, della società e dell’azionista uscente, valorizzando il "multiforme ingegno" del recesso, oggi strumento sia di voice che di exit.

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