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La valorizzazione dell'elemento culturale nel diritto penale : tra rispetto della diversità e tutela dei diritti fondamentali /

by Puleio, Elvira [aut]; Maugeri, Anna Maria [ths]; Basile, Fabio [opn].
Material type: materialTypeLabelBookPublisher: Catania : Scuola Superiore di Catania, 2014Description: 202 p. ; 25 cm.Subject(s): Criminal law
Contents:
Introduzione -- Il fattore culturale nel sistema penale : crisi degli assiomi del diritto penale, definizione dogmatica e qualificazione sistematica -- Premessa: “reato culturalmente orientato” o “elemento culturale” nel reato? Il conflitto tra fattore culturale ed alcuni assiomi del diritto penale 13 2- La nozione di “reato culturalmente orientato” -- La definizione di “cultura” -- Struttura e accertamento dei reati culturalmente motivati -- Qualificazione sistematica del fattore culturale nello schema dell'illecito -- Fattore culturale e tipicità del fatto -- Multiculturalismo e antigiuridicità -- Esercizio di un diritto -- Il consenso dell'avente diritto -- La configurabilità di scriminanti procedurali -- Fattore culturale e colpevolezza -- Fattore culturale e imputabilità -- La coscienza dell'illiceità -- Conflitto di coscienza e inesigibilità -- Multiculturalismo e punibilità -- Multiculturalismo e circostanze del reato -- Fattore culturale e commisurazione della pena -- Prospettive de iure condendo -- La prassi normativa e giurisprudenziale in materia di reati culturalmente orientati -- Premessa : modello assimilazionista, multiculturalista e interculturale -- Le cultural defenses nell'ordinamento statunitense -- Definizione -- Pronunce che hanno riconosciuto rilievo alla cultural defense -- Casi in cui la cultural defense ha consentito la derubricazione del reato o la diminuzione della pena -- Sentenze in cui si nega rilievo alla cultural defense -- Riflessioni conclusive -- Gli interventi legislativi in materia in Italia -- La disciplina in materia di macellazione degli animali -- Il reato di mutilazioni genitali femminili -- Il reato di impiego di minori nell'accattonaggio -- Altri esempi di trattamenti penali in malam partem : l'aggravante della “clandestinità” -- Considerazioni generali conclusive -- Una panoramica giurisprudenziale : valorizzazione del “fattore culturale” e reati culturalmente motivati in senso stretto -- Un'applicazione giurisprudenziale dell'art. 583 bis -- Una recente pronuncia in tema di impiego di minori nell'accattonaggio -- Il caso “Hina” -- Conclusioni -- Bibliografia -- Sentenze -- Ringraziamenti.
Dissertation note: Tesi di diploma (corsi di laurea a ciclo unico) per la Classe delle Lettere e delle Scienze Sociali Diploma (corsi di laurea a ciclo unico) Scuola Superiore di Catania, Catania, Italy 2014 A.A. 2012/2013 Abstract: "La tesi tratta degli effetti multiculturalismo nel diritto penale, sia con riferimento ai c.d. “reati culturalmente orientati” che in generale, guardando alla cultura del reo come un elemento passibile di influenzare la risposta penale dell'ordinamento all'azione criminosa. A tali fini, si parte dall'osservare come il diritto penale, essendo ontologicamente “locale” e “non culturalmente neutrale”, sia profondamente coinvolto nelle dinamiche dell'immigrazione e del trattamento dei diversi: soprattutto, nel momento in cui un soggetto immigrato commetta un atto descritto in una fattispecie di reato nel luogo in cui si trova, ritenendolo lecito – o addirittura doveroso – sulla base dei propri costumi tradizionali e del proprio background culturale. La definizione da dare al termine “cultura” sarà una questione dirimente, rischiando di porsi al confine con la “delinquenza per convinzione”; si preferisce fare riferimento, per questo, ad una nozione di cultura di tipo “societale”, pervasiva di tutti gli aspetti della vita di un gruppo di persone stanziata su un determinato territorio, comprendente sia le tradizioni locali che la religione praticata. A seconda che il movente culturale sia l'unica e sola ragione dell'azione del reo, o sia invece una fra le tante, si parla di “reato culturalmente orientato” o di “fattore culturale” influenzante il reato; l'unico esempio del primo tipo puntualmente descritto nell'ordinamento italiano è il reato di mutilazioni genitali femminili di cui all'art. 583 bis, mentre la seconda situazione può aversi in tutti i casi in cui un soggetto compia un'azione descritta come delittuosa in una norma di parte speciale per via di sue personali convinzioni religiose o culturali. Difatti, in quest'ultima ipotesi, il fattore culturale può influenzare il reato in tutti i suoi elementi, e sotto diversi profili: in relazione a tale elemento vengono analizzate tipicità, antigiuridicità, colpevolezza, nonché punibilità in concreto, circostanze e commisurazione della pena. Nel secondo capitolo si tratta della classificazione, delineata dalla dottrina, di ordinamenti statali di tipo “multiculturalista” o “assimilazionista”, elaborata sulla base della considerazione che la motivazione culturale del reo trova nel sistema punitivo; di solito, tanto più questi accettano le minoranze culturali presenti al loro interno, tanto più terranno conto della “miccia” psicologica causa prima dell'azione del reo. Per rispondere all'esigenza di tutelare non solo l'agente da trattamenti sanzionatori sproporzionati, ma anche l'eventuale vittima da comportamenti non tollerati nello Stato ospitante, si è da più parti lanciata la proposta di una prospettiva analitica “interculturale”, che tenga conto del rispetto delle culture differenti fino al momento in cui, tuttavia, questa non interferisca con la tutela dei diritti umani fondamentali, che deve considerarsi imprescindibile ed irrinunciabile. In Italia, dottrina e giurisprudenza tengono ben ferma questa condizione, richiamandosi anche alla distinzione fra reati naturali e reati artificiali. Quello che emerge, in particolare, è come la risposta sanzionatoria venga usualmente alleviata nei casi in cui a venire in rilievo sia la commissione di un reato bagatellare o artificiale, senza vittima, mentre non vi è alcuna considerazione favorevole al reo del fattore culturale nel caso in cui il reato sia grave e leda una persona fisica determinata. In questi casi, anzi, spesso il trattamento sanzionatorio viene aggravato, facendo parlare parte degli studiosi di un modello in odium rei. Esempio di tale avversione verso la cultura “altra” è stato, secondo molti, l'introduzione di un apposito reato di “pratiche di mutilazioni genitali femminili”, nonché la riformulazione (con relativo inasprimento sanzionatorio) del reato di impiego di minori nell'accattonaggio. Come si vedrà alla conclusione della trattazione, questi interventi legislativi sembrano essere stati più “simbolici” – in quanto atti a tranquillizzare ed ingraziarsi un'opinione pubblica xenofoba e intollerante – che rispondenti ad effettive esigenze repressive, e più in generale espressione di una concezione del diritto penale come di uno strumento del quale servirsi per fornire risposte solo apparentemente congrue alle esigenze più varie, secondo una concezione opposta a quella che considera il diritto penale come un'extrema ratio."
List(s) this item appears in: Tesi di Laurea, Diploma, Dottorato, Master
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Sala B : Armadio Tesi THS_2014 345.45 P981 (Browse shelf) 1 Available
Sala B : Armadio Tesi THS_2014 345.45 P981 (Browse shelf) 2 Available

Tesi di diploma (corsi di laurea a ciclo unico) per la Classe delle Lettere e delle Scienze Sociali Diploma (corsi di laurea a ciclo unico) Scuola Superiore di Catania, Catania, Italy 2014 A.A. 2012/2013

Includes bibliographical references (p. 187-196).

Introduzione -- Il fattore culturale nel sistema penale : crisi degli assiomi del diritto penale, definizione dogmatica e qualificazione sistematica -- Premessa: “reato culturalmente orientato” o “elemento culturale” nel reato? Il conflitto tra fattore culturale ed alcuni assiomi del diritto penale 13 2- La nozione di “reato culturalmente orientato” -- La definizione di “cultura” -- Struttura e accertamento dei reati culturalmente motivati -- Qualificazione sistematica del fattore culturale nello schema dell'illecito -- Fattore culturale e tipicità del fatto -- Multiculturalismo e antigiuridicità -- Esercizio di un diritto -- Il consenso dell'avente diritto -- La configurabilità di scriminanti procedurali -- Fattore culturale e colpevolezza -- Fattore culturale e imputabilità -- La coscienza dell'illiceità -- Conflitto di coscienza e inesigibilità -- Multiculturalismo e punibilità -- Multiculturalismo e circostanze del reato -- Fattore culturale e commisurazione della pena -- Prospettive de iure condendo -- La prassi normativa e giurisprudenziale in materia di reati culturalmente orientati -- Premessa : modello assimilazionista, multiculturalista e interculturale -- Le cultural defenses nell'ordinamento statunitense -- Definizione -- Pronunce che hanno riconosciuto rilievo alla cultural defense -- Casi in cui la cultural defense ha consentito la derubricazione del reato o la diminuzione della pena -- Sentenze in cui si nega rilievo alla cultural defense -- Riflessioni conclusive -- Gli interventi legislativi in materia in Italia -- La disciplina in materia di macellazione degli animali -- Il reato di mutilazioni genitali femminili -- Il reato di impiego di minori nell'accattonaggio -- Altri esempi di trattamenti penali in malam partem : l'aggravante della “clandestinità” -- Considerazioni generali conclusive -- Una panoramica giurisprudenziale : valorizzazione del “fattore culturale” e reati culturalmente motivati in senso stretto -- Un'applicazione giurisprudenziale dell'art. 583 bis -- Una recente pronuncia in tema di impiego di minori nell'accattonaggio -- Il caso “Hina” -- Conclusioni -- Bibliografia -- Sentenze -- Ringraziamenti.

Tesi discussa il 14/5/2014.

"La tesi tratta degli effetti multiculturalismo nel diritto penale, sia con riferimento ai c.d. “reati culturalmente orientati” che in generale, guardando alla cultura del reo come un elemento passibile di influenzare la risposta penale dell'ordinamento all'azione criminosa.
A tali fini, si parte dall'osservare come il diritto penale, essendo ontologicamente “locale” e “non culturalmente neutrale”, sia profondamente coinvolto nelle dinamiche dell'immigrazione e del trattamento dei diversi: soprattutto, nel momento in cui un soggetto immigrato commetta un atto descritto in una fattispecie di reato nel luogo in cui si trova, ritenendolo lecito – o addirittura doveroso – sulla base dei propri costumi tradizionali e del proprio background culturale. La definizione da dare al termine “cultura” sarà una questione dirimente, rischiando di porsi al confine con la “delinquenza per convinzione”; si preferisce fare riferimento, per questo, ad una nozione di cultura di tipo “societale”, pervasiva di tutti gli aspetti della vita di un gruppo di persone stanziata su un determinato territorio, comprendente sia le tradizioni locali che la religione praticata. A seconda che il movente culturale sia l'unica e sola ragione dell'azione del reo, o sia invece una fra le tante, si parla di “reato culturalmente orientato” o di “fattore culturale” influenzante il reato; l'unico esempio del primo tipo puntualmente descritto nell'ordinamento italiano è il reato di mutilazioni genitali femminili di cui all'art. 583 bis, mentre la seconda situazione può aversi in tutti i casi in cui un soggetto compia un'azione descritta come delittuosa in una norma di parte speciale per via di sue personali convinzioni religiose o culturali. Difatti, in quest'ultima ipotesi, il fattore culturale può influenzare il reato in tutti i suoi elementi, e sotto diversi profili: in relazione a tale elemento vengono analizzate tipicità, antigiuridicità, colpevolezza, nonché punibilità in concreto, circostanze e commisurazione della pena. Nel secondo capitolo si tratta della classificazione, delineata dalla dottrina, di ordinamenti statali di tipo “multiculturalista” o “assimilazionista”, elaborata sulla base della considerazione che la motivazione culturale del reo trova nel sistema punitivo; di solito, tanto più questi accettano le minoranze culturali presenti al loro interno, tanto più terranno conto della “miccia” psicologica causa prima dell'azione del reo. Per rispondere all'esigenza di tutelare non solo l'agente da trattamenti sanzionatori sproporzionati, ma anche l'eventuale vittima da comportamenti non tollerati nello Stato ospitante, si è da più parti lanciata la proposta di una prospettiva analitica “interculturale”, che tenga conto del rispetto delle culture differenti fino al momento in cui, tuttavia, questa non interferisca con la tutela dei diritti umani fondamentali, che deve considerarsi imprescindibile ed irrinunciabile. In Italia, dottrina e giurisprudenza tengono ben ferma questa condizione, richiamandosi anche alla distinzione fra reati naturali e reati artificiali. Quello che emerge, in particolare, è come la risposta sanzionatoria venga usualmente alleviata nei casi in cui a venire in rilievo sia la commissione di un reato bagatellare o artificiale, senza vittima, mentre non vi è alcuna considerazione favorevole al reo del fattore culturale nel caso in cui il reato sia grave e leda una persona fisica determinata. In questi casi, anzi, spesso il trattamento sanzionatorio viene aggravato, facendo parlare parte degli studiosi di un modello in odium rei. Esempio di tale avversione verso la cultura “altra” è stato, secondo molti, l'introduzione di un apposito reato di “pratiche di mutilazioni genitali femminili”, nonché la riformulazione (con relativo inasprimento sanzionatorio) del reato di impiego di minori nell'accattonaggio. Come si vedrà alla conclusione della trattazione, questi interventi legislativi sembrano essere stati più “simbolici” – in quanto atti a tranquillizzare ed ingraziarsi un'opinione pubblica xenofoba e intollerante – che rispondenti ad effettive esigenze repressive, e più in generale espressione di una concezione del diritto penale come di uno strumento del quale servirsi per fornire risposte solo apparentemente congrue alle esigenze più varie, secondo una concezione opposta a quella che considera il diritto penale come un'extrema ratio."

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